
Un itinerario fotografico in sette fermate per scoprire luoghi e persone del quartiere intorno ad EXATR.
FORLÌ - 7>20 NOVEMBRE 2022
La mostra, risultato del Workshop di Esplorazione Urbana a cura di Filippo Venturi, è esposta per le vie della città ed è sempre visitabile.
AUTORI E PROGETTI ESPOSTI
Alice Verzella | Civico Sei - VIA MANZONI
Arianna Guerrini | Senza titolo
Aris Tsopanellis | Le geometrie del piccione - STAZIONE
Federica Nannini | Avremo Tanti Ricordi - VIA MATTEOTTI
Gianna Colombari | Senza titolo
Giulia Da Fermo | Nonluogo? I Portici, 15 anni dopo
Ilaria Cottu | Senza titolo - VIA MANZONI
Marco Piffari | Zenith - VIA REGNOLI
Matteo Crociani | Sub-Urbs - VIA VALZANIA
Michela Guardigli | Un filo da riannodare - VIA MANZONI
Silvia Strocchi | Nuova vita dalle piccole cose
Valeria Errani | Senza titolo
Alice Verzella | via Valzania
Civico Sei
“Osservare un quartiere con gli occhi di chi lo vive, oltrepassare la superficie e arrivare all’interno.
Di case e persone, di racconti e idee, di muri da colorare e porte da aprire.
Gli abitanti di Via Maceri 6 hanno saputo stupirmi, mostrando una gentilezza e un’apertura mentale a cui forse non si è più abituati.
Voci e volti, parole ed espressività. Chi si mostra da subito disposto al dialogo e ad un sorriso, chi invece ha bisogno di qualche minuto per fidarsi, ma poi sembra fare la cosa più naturale e divertente del mondo”.
Aris Tsopanellis | Stazione
Le Geometrie del Piccione
Il piccione è solitamente un animale ignorato e il suo punto di vista risulta quindi sottovalutato.
La sua presenza è costante in certe zone cittadine, come se si muovesse a fianco della gente, diventa osservatore continuo, in volo e a riposo, vigilando sulle nostre case senza giudicare e senza ricevere nulla in cambio.
La sua capacità di sorvolare gli edifici rende tutti noi piccoli e statici ai suoi occhi facendoci diventare parte delle geometrie urbane.
Federica Nannini | Via Matteotti
Avremo Tanti Ricordi
Tutto parte da qui, dalla sede dei nostri incontri. L'Ex Deposito ATR.
E mentre torno a casa inizio a pensare a come sviluppare il progetto, a chi rendere protagonista nei miei scatti. E mentre vado verso casa penso che i locali dove sono stata la sera sono quelli dove è stato tante volte mio babbo, ex autista dell'ATR, in pensione da molti anni. Mio babbo, io e lui, un rapporto fatto di alti e bassi, conflitti e silenzi, io e mio babbo, così simili e così diversi.
Mio babbo, che ha percorso quelle strade e quei quartieri per una vita, portando a scuola, al lavoro, in stazione, in centro, persone di tutte le età.
Mio babbo, che ho visto in divisa così tante volte da faticare ad immaginarlo senza giacca e cravatta.
Un omaggio a lui, lavoratore instancabile, che ha cresciuto e mantenuto una famiglia numerosa, 8 persone sotto lo stesso tetto. Con l'aiuto di mia mamma. Sarta.
Un omaggio silenzioso a chi ha percorso quelle strade del centro. Un omaggio a chi ha permesso che io potessi vivere un'esistenza tutt'altro che sprecata.
Quindi la divisa di mio babbo, il manichino di mio babbo, nei pressi dell'Ex Deposito Atr e nella zona del Centro Commerciale “I Portici”, strade dove mi piace perdermi quando ho bisogno di sentire che i miei 44 anni non sono stati “sprecati”.
“L’età non è un crimine ma l’infamia di un’esistenza deliberatamente sprecata in mezzo a tante esistenze deliberatamente sprecate lo è.” (Charles Bukowski)
Giulia Da Fermo
Nonluogo? I Portici, 15 anni dopo
ll centro commerciale “I Portici” nasce nel 2004 come ambizioso progetto di riqualificazione, poco distante dalla stazione ferroviaria di Forlì.
L’antropologo Marc Augè introduce nel 1992 il neologismo nonluogo che definisce due concetti tra loro complementari ma
comunque ben distinti: da una parte tutti quegli spazi costruiti per un fine specifico e per loro natura di “passaggio” (solitamente autostrade, aeroporti, mezzi di trasporto, centri commerciali, sale d’aspetto, ascensori) e dall’altro come siano in grado di sottolineare l'ambivalente rapporto che viene a crearsi fra gli individui e quegli stessi spazi.
Ho riflettuto quindi sulle suggestioni che mi trasmetteva il paesaggio insieme a chi lo abita – o non lo abita – in due momenti diversi: un sabato pomeriggio in solitaria e una domenica mattina in compagnia.
I Portici esistono ma sono custodi un’aurea di opaca sospensione, come l’essere trasportati in un limbo, e questa sensazione la percepisco in chi la sceglie, la percorre o ne fa parte.
Marco Piffari | via Regnoli
Zenith
I quartieri San Pietro e Musicisti e Grandi Italiani hanno caratteristiche all’apparenza molto differenti ma camminando per le strade ed osservando attentamente si possono notare varie somiglianze.
Viale Matteotti segna il confine tra i due ma allo stesso tempo li collega, è un punto d’incontro attraverso cui i due quartieri si possono confrontare, una reale linea di rigenerazione.
Le fotografie di questo progetto vogliono rappresentare tutto ciò, svelando come il dialogo crei nuove realtà. Le uniche informazioni sulle immagini sono le coordinate del punto in cui sono state scattate, in modo che sia possibile ritrovare il luogo esatto in una mappa.
Queste fotografie sono viste personali, accessibili a tutti, uniche ed infinite come le persone, in opposizione a quelle automatizzate dal satellite.
Dal basso all’alto è la prospettiva dei neonati, dei bambini che guardano per aria invece che agli ostacoli sul loro cammino, di chi si stende per sognare; di chi ha il futuro davanti.
Matteo Crociani | via Valzania
Sub-Urbs
Sub-Urbs, dal latino sub “sotto" – urbs “città”, nasce dalla mia curiosità per le periferie, dagli spazi che le compongono e le persone che li vivono. Il progetto vuole raccontare alcuni nuclei familiari che abitano in edifici popolari tra via Marsala e via Nullo, piccole vie del centro storico di Forlì ma assimilate a zone di periferia; luoghi di grande potenziale inespresso che vorrei riuscire a fare emergere nel tempo. L'intenzione è quella di testimoniare in maniera inequivocabile la presenza delle persone che rendono vivi questi spazi, costituendone il vero tessuto sociale. Lingue, stili di vita e tradizioni si mescolano in quello che è a tutti gli effetti un interessante quartiere multiculturale, spesso invisibile, guardato con diffidenza o volutamente ignorato dalla collettività.
Michela Guardigli | via Manzoni
Un filo da riannodare
La storia della Orsi-Mangelli non comincia negli anni Venti quando un nobile, a forza di prestiti, concessioni e finanziamenti dal potere fascista, mette su una fabbrica per la lavorazione della seta
artificiale, con la mira di diventare senatore. Comincia il 27 marzo 1944. Durante la guerra, i lavoratori e le lavoratrici della Mangelli difendono gli impianti dall’occupante tedesco, ma soprattutto difendono
la città e i suoi abitanti. Dopo la barbara uccisione di cinque giovani, sequestrati al mercato dalle autorità repubblichine come renitenti alla leva e fucilati il giorno dopo nella Caserma Ferdinando di Savoia, in
via della Ripa, le maestranze della Mangelli (soprattutto donne) proclamano lo sciopero e come un fiume si riversano per corso Mazzini fino alla piazza, dove vengono raggiunte dalle operaie delle altre
fabbriche (Becchi, Bonavita). La caserma dove pochi giorni prima si è consumato il massacro dei 5 giovani viene presa d’assalto per impedire la fucilazione di altri 10 ragazzi. Costretti dalla massa
imponente di migliaia di donne, che non arretrano nemmeno dopo i colpi d’arma da fuoco, i fascisti della caserma non possono che cedere e “risparmiare” i dieci ragazzi.
Silvia Strocchi
Nuova vita dalle piccole cose
Valeria Errani
Senza titolo
Stiamo attraversando un periodo in cui la sensibilizzazione ambientale sta prendendo sempre più piede smuovendo coscienze e aprendo i cuori delle persone che in qualche modo cercano una soluzione al problema. Tutto ciò è molto bello, ma trovo una nota stonata che non ci fa procedere nel modo dovuto verso non dico ad una soluzione, ma almeno ad un arginamento del problema. Entrando nello specifico parlo delle scusanti sul fatto che il tempo è poco e troppi gli impegni ed anche “ Tanto cosa posso farci io…fanno tutti così!” Purtroppo questo si traduce in mancanza non solo di volontà, ma anche di responsabilità.
Oggi il problema dei rifiuti sta diventando una questione seria in quanto si sta mettendo in pericolo il futuro del nostro ecosistema e la nostra salute. Sfortunatamente non si è ancora riusciti ad organizzare un corretto smaltimento e quelli attuali non sono del tutto adeguate. Molte regioni italiane sono costrette ad inviare gran parte dei rifiuti in Germania inoltre la raccolta differenziata non è ben strutturata. Probabile sia anche una questione di poca e male informazione oltre ad essere un problema culturale, ma fatto sta che l’immondizia continua ad accumularsi e le discariche sono insufficienti e non sufficientemente efficienti. Quello che stupisce è che quando si parla di recupero energetico e ambientale ci sono reazioni di disappunto da parte dei cittadini, mentre in realtà alla fine è il cittadino stesso che ha costruito “un letto di rifiuti” da cui non riesce a venirne più fuori. Diventare più consapevoli è ciò che ci viene chiesto a livello umano e ambientale perché non è certamente bello trovarci un giorno non molto lontano sommersi dalla spazzatura per cui occorre trovare una soluzione in modo responsabile e coscienzioso.
Questo progetto fotografico tratta il tema dei rifiuti in quanto sento la necessità di fare qualcosa per cercare di salvaguardare l’ambiente. Per renderlo più reale e coinvolgente ho pensato di intervistare alcuni cittadini della città di Forlì e di dare loro voce attraverso le immagini.
